AGER-AGroalimentare E Ricerca è un progetto che associa 16 Fondazioni di origine bancaria per sostenere la ricerca scientifica di eccellenza a favore dell’agroalimentare italiano.

Ad oggi sono stati sostenuti progetti multipartner in otto settori strategici per lo sviluppo del comparto agroalimentare italiano: cerealicoltura, ortofrutticoltura, zootecnia, vitivinicoltura, acquacoltura, olivicoltura, agricoltura di montagna e produzioni lattiero-casearie.

L’individuazione delle tematiche oggetto delle ricerche è stata definita grazie alla raccolta di dati e informazioni e attraverso specifiche audizioni a cui hanno partecipato esperti nazionali del mondo scientifico e delle filiere agroalimentari. Le risorse sono state assegnate tramite bandi pubblici all’esito dell’adozione di procedura competitiva supportata da esperti internazionali indipendenti secondo criteri di peer review.

Dal 2008 AGER ha pubblicato nove bandi e sostenuto 32 progetti di ricerca applicata a carattere pre-competitivo.

Di seguito si riportano i risultati ottenuti dalle ricerche nelle due edizioni del progetto: la prima ha sostenuto 16 progetti di ricerca (terminati entro il 2015) e 5 progetti di trasferimento tecnologico, mentre la seconda edizione sta attualmente sostenendo 11 progetti.

Per maggiori informazioni si rimanda al sito www.progettoager.it  

AGER-prima edizione: principali risultati ottenuti dai 16 progetti

Settore CEREALICOLO  

FROM SEED TO PASTA – Dal seme alla pasta – Filiera di ricerca integrata per la produzione di grano duro di alta qualità

Il progetto si è occupato dello sviluppo di nuove linee di frumento duro per il miglioramento della produzione nazionale di pasta. In particolare, le attività hanno riguardato:

  • lo studio di linee di frumento duro ad alto contenuto in fibra solubile (alto amilosio), in grado di ridurre l’assorbimento del colesterolo e di svolgere un’azione preventiva sui tumori del colon-retto;
  • la messa a punto di nuovi metodi di pastificazione in grado di preservare le sostanze antiossidanti, grazie ad un processo di turboseparazione, che consente di recuperare parte dei principi attivi altrimenti dispersi durante la macinazione;
  • lo sviluppo di nuovi metodi analitici rapidi per la determinazione delle micotossine e tecniche agronomiche a basso impatto ambientale;
  • studi di genetica di base per individuare resistenze alle principali malattie del frumento duro, quali fusariosi della spiga, ruggine bruna e septoriosi.

DuCO – Adattamento del grano duro ai cambiamenti climatici: effetti della CO2 su resa e qualità

Il progetto ha studiato l’incidenza dell’aumento dell’anidride carbonica sul frumento duro in condizioni di pieno campo dimostrando un generale aumento di produzione, associata ad una tendenza alla diminuzione del contenuto proteico, con un potenziale effetto negativo su alcuni indicatori di qualità del frumento duro. Il risultato ha permesso di sviluppare programmi di miglioramento genetico per selezionare varietà più idonee alle nuove condizioni climatiche e capaci di sfruttare al meglio l’aumento della CO2 atmosferica evitando o limitando le conseguenze negative sulla qualità del prodotto.

FILIERA GRANO – Sostenibilità produttivo-ambientale, qualitativa ed economica della filiera “frumento duro”

Sono stati confrontati due diversi ambienti di coltivazione, Abruzzo e Veneto, mettendo a punto tecniche agronomiche a ridotto impatto ambientale e studiando metodologie per qualificare la pasta made in Italy con un marchio Eco-label. I risultati ottenuti riguardano:

  • la stabilizzazione delle rese e il miglioramento della percentuale di proteine nei grani;
  • la restituzione calibrata dei nutrienti sulla base dell’efficienza d’uso dell’azoto e degli asporti colturali;
  • il miglioramento della sostenibilità ambientale della coltura per effetto del contenimento della dose di concime, con riduzione dell’impatto di azoto sulle acque e contenimento dei gas climalteranti;
  • la possibilità di simulare con un certo anticipo le previsioni di resa del cereale tramite apposito modello basato su previsioni meteorologiche;
  • l’utilizzazione di un modello di supporto alle decisioni che integra in un unico strumento di ottimizzazione i dati di natura economica, agronomica e relativi alla raccolta selettiva del prodotto che influiscono sulla redditività della coltivazione del grano duro;
  • la possibilità di proporre sul mercato partite di grano duro più omogenee sotto il profilo qualitativo a seguito di una raccolta selettiva;
  • lo studio dell’effetto dei trattamenti agronomici e delle temperature di essiccazione sulle proprietà reologiche, sensoriali e sulla digeribilità della pasta;
  • la regolazione dell’indice glicemico e della digeribilità della proteina della pasta;
  • il miglioramento della qualità della pasta integrale a seguito dell’applicazione di idonee tecniche agronomiche;
  • la messa a punto di analisi di mercato per accertare l’esistenza di una nicchia in cui potrebbe trovare collocazione la pasta integrale low-nitrogen e valutarne il possibile premium price.

RISINNOVA – Sistemi integrati genetici e genomici mirati al rinnovo varietale nella filiera risicola italiana

Il progetto ha puntato all’impiego di nuove tecnologie per indentificare soluzioni tecniche innovative per rispondere alle principali problematiche della filiera risicola italiana. In particolare, il progetto ha studiato soluzioni per:

  • Resistenze a malattie: identificazione di resistenze al brusone e sviluppo di sistemi avanzati di selezione delle piante con i geni della resistenza, con caratterizzazione e valutazione della aerodispersione del fungo patogeno; studio di patogeni emergenti come Fusarium Fujikuroi e Dickeya Zeae ed identificazione di fonti di resistenza in diverse varietà di riso.
  • Tolleranza agli stress di natura ambientale: identificate alcune varietà di riso nazionali che si adattano meglio alle condizioni di stress (basse temperature, ridotta disponibilità idrica, stress salino) individuando i meccanismi che consentono tale adattamento e le conseguenze che il verificarsi di tali stress hanno sulla qualità del prodotto finale ottenuto.
  • Relazioni pianta – microrganismi radicali: evidenziata un’incredibile diversità di funghi e batteri associati alla pianta di riso, la cui composizione può essere sfruttata per aumentare l’adattabilità del riso alle condizioni ambientali e migliorarne le produttività.
  • Analisi della biodiversità nel riso e nei patogeni che lo attaccano: caratterizzazione genotipica di una collezione di accessioni di riso rilasciate in un arco temporale di 110 anni e identificazione di associazioni con diversi caratteri di importanza agronomica.

Settore ORTOFRUTTICOLO  

MELO – Qualità della mela nell’era della post-genomica, dalla creazione di nuovi genotipi al post-raccolta: nutrizione e salute

Il progetto ha approfondito diversi temi nell’ambito della gestione del frutteto:

  • studio della biodiversità del melo, identificando e raggruppando le risorse genetiche disponibili in Europa, ora raccolte nelle banche dati della Fondazione Edmund Mach, con sviluppo di strumenti molecolari a supporto del miglioramento genetico di tutto il mondo;
  • sviluppo di varietà resistenti, in particolare alla ticchiolatura;
  • gestione agronomica del diradamento: sviluppo di nuovi genotipi “autodiradanti” e di nuove molecole e messa a punto di tecniche meccaniche a minore impatto ambientale;
  • gestione del pre e post-raccolta: messa a punto di strumenti innovativi non distruttivi per la definizione della qualità dei frutti e per stabilire il momento ottimale di raccolta (DA-Metro portatile); impiego di strumentazioni (DA-head) in post-raccolta capaci di raggruppare i frutti sulla base del grado di maturazione. In cella frigorifera sono state usate strumentazioni (DAFL) che hanno consentito il monitoraggio della maturazione e che permettono di uniformare le partite sulla base della loro maturazione e decidere il tipo di strategia di frigoconservazione, riducendo la suscettibilità alle malattie da conservazione e le perdite di prodotto;
  • allergeni della mela: studio dei geni responsabili di effetti allergici più o meno rilevanti tramite un approccio multidisciplinare, che ha indagato il potenziale allergenico di diverse varietà di mela coinvolgendo un gruppo di pazienti allergici sottoposti a test cutanei. Sono stati identificati strumenti a supporto del miglioramento genetico per ottenere varietà ipoallergeniche;
  • studi nutrizionali sugli effetti del consumo di mele in persone con moderata ipercolesterolemia, che hanno dimostrato come il consumo di due mele al giorno sia in grado di abbassare significativamente il contenuto di colesterolo nel sangue.

INNOVAPERO – Innovazioni di processo e di prodotto per una pericoltura di qualità  

Il progetto ha studiato come aumentare la sostenibilità della filiera del pero, mettendo a punto tecniche alternative alla lotta chimica per il controllo di patogeni, approfondendo gli effetti di molecole di origine naturale estratte da residui di lavorazioni agro-industriali. Il progetto, inoltre, ha approfondito lo studio delle tecniche di difesa dagli attacchi di insetti con mezzi fisici: reti “Alt-carpo”, che riducono il numero degli interventi chimici necessari per il controllo delle avversità, in particolare dei lepidotteri tortricidi. Sono state studiate soluzioni meccaniche per la movimentazione delle reti (copertura e scopertura dei filari) che hanno dimostrato una notevole riduzione dei tempi rispetto ai sistemi manuali comunemente adottati.

Sono state messe a punto tecniche colturali innovative relativamente a irrigazione e potatura e approfonditi gli studi sulle forme di allevamento, i portinnesti e la maturazione dei frutti. L’applicazione del metodo “dinamico” di gestione degli apporti irrigui ha portato ad un risparmio idrico dal 15% a oltre il 50% nei diversi portinnesti senza comportare differenze nella produttività e nella qualità dei frutti. Sono state testate strumentazioni non distruttive (DA-Meter), capaci di valutare con precisione la progressione della maturazione per suddividere i frutti in diverse celle frigorifere, in modo da conservare al meglio il prodotto limitando al massimo le perdite.

Sempre in merito alla conservazione dei frutti, è stata finalizzata una tecnica che utilizza l’ormone della maturazione, l’etilene, abbinato ad una temperatura di 1°C per prevenire la comparsa del riscaldo superficiale e consentire ai frutti di maturare. Sono state applicate strumentazioni non distruttive, quali i DAFL che hanno permesso di monitorare da remoto in cella l’evoluzione della maturazione, consentendo di poter seguire il processo di maturazione dal campo sino all’uscita del prodotto dalle celle frigorifere per la commercializzazione.

STAYFRESH – Strategie innovative rispondenti ai bisogni delle imprese del comparto degli ortofrutticoli della IV gamma

Lo studio si è focalizzato su due tipologie di prodotti: vegetali in foglia (Valerianella Locusta) e frutta pre-porzionata (fette di mela Golden Delicious), ottenendo i seguenti risultati:

  • per i vegetali in foglia sono state studiate nuove soluzioni di coltivazione fuori suolo che permettono di ridurre l’eccessivo accumulo di nitriti nelle foglie. L’utilizzo del cloro nelle acque di lavaggio è stato sostituito con un processo di decontaminazione dell’acqua basato sull’impiego della luce ultravioletta, che consente anche di riciclare le acque di lavaggio con un risparmio idrico ed energetico stimato attorno al 25%. Il progetto inoltre ha permesso il miglioramento della qualità e sicurezza dei vegetali in foglia, confezionati grazie all’impiego di oli essenziali e batteri lattici, permettendo di estendere la durata commerciale dei prodotti. Contestualmente sono stati messi a punto metodi rapidi di rilevamento della qualità e sicurezza dei prodotti confezionati sullo scaffale.
  • Per la frutta sono stati studiati antagonisti naturali per contrastare le principali patologie del melo, riducendo l’uso di fitofarmaci e migliorando l’efficacia della difesa fitosanitaria. Nella fase di lavorazione post-raccolta sono state studiate nuove soluzioni per mantenere la stabilizzazione del colore e la consistenza del prodotto durante la conservazione, unitamente al controllo della carica microbica superficiale. I risultati propongono un approccio integrato basato sull’utilizzo di luce ultravioletta, unitamente all’impiego di oli essenziali, batteri lattici ed atmosfere protettive.

Settore VITIVINICOLO

VITICOLTURA DA VINO

GIALLUMI VITE – Tecnologie innovative per la diagnosi e lo studio delle interazioni pianta/patogeno

I giallumi della vite (Grapevine Yellows, GY) sono fitoplasmosi presenti in Italia come Flavescenza Dorata (FD) e Legno Nero (Bois Noir, BN). Il progetto ha sviluppato nuovi metodi diagnostici che permettono di identificare la presenza del patogeno anche in periodi dell’anno in cui i sintomi della fitoplasmosi non sono conclamati, effettuando così una diagnosi precoce in organi della pianta diversi dalle foglie, in particolare nei tralci e nelle radici e nel materiale di propagazione (barbatelle). Inoltre, il progetto ha ottimizzato alcuni metodi molecolari di diagnosi, rendendoli ancora più sensibili e specifici. Sono state approfondite le conoscenze sull’interazione fitoplasmi/pianta ospite e i meccanismi grazie ai quali alcune piante, nonostante l’incidenza della malattia, riescono ad innescare processi che portano ad una sorta di resistenza al patogeno, con una remissione dei sintomi della malattia (recovery) e il ritorno alla produttività. In particolare, sono stati identificati i geni e le proteine coinvolti in questo meccanismo di resistenza.

SERRES – Selezione di nuovi portinnesti della vite resistenti agli stress abiotici mediante lo sviluppo e la validazione di marcatori fisiologici e molecolari

Il progetto ha creato le basi per lo sviluppo di modelli di viticoltura sostenibile, fortemente limitata dalla scarsa disponibilità di portainnesti con caratteristiche di resistenza a condizioni colturali avverse, quali carenza idrica, salinità od eccesso di calcare. È stata indagata la risposta adattativa di nuovi portainnesti in condizioni di crescita controllate e in pieno campo, valutando l’effetto di differenti ambienti pedo-climatici e diverse combinazioni d’innesto, considerando gli effetti sull’attività vegetativa e sui profili qualitativi dell’uva. I risultati hanno portato alla validazione di nuovi portainnesti della serie M, ora inseriti nel registro nazionale delle varietà e disponibili sul mercato, e all’individuazione di marcatori molecolari per il miglioramento genetico. Partendo da progetti di selezione già avviati, è stato possibile individuare ulteriori portainnesti resistenti allo stress idrico e salino e all’eccesso di calcare. Su questi genotipi resistenti è stato effettuato un ulteriore studio con l’obiettivo di associare al fenotipo caratteri genetici specifici.

Il progetto inoltre ha permesso di approfondire le relazioni fra nesto e portainnesto, mettendo in evidenza la reazione positiva che hanno i diversi portinnesti della serie M agli stress nutrizionali ed idrici, rendendoli adattabili a diverse situazioni colturali.

Infine, è stata effettuata un’attenta analisi costo/benefici dell’impatto dei nuovi portainnesti sull’intera filiera vino/viticola italiana, anche alla luce dei cambiamenti climatici in atto.

VITIS DB – Un database viticolo italiano, ad approccio multidisciplinare, per la conoscenza e la valorizzazione dei genotipi regionali

Il progetto ha approfondito la conoscenza di centinaia di vitigni regionali, individuando per ognuno informazioni storiche, genetiche, colturali e qualitative. L’indagine ha riguardato i vitigni delle regioni Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. La “carta d’identità” di ogni vitigno è confluita in un database http://www.vitisdb.it/ di facile e gratuita consultazione per ricercatori, tecnici e operatori del settore, che lo possono utilizzare per impostare nuove prove sperimentali, migliorare la gestione agronomica, conoscere le rese e qualità dei vitigni.

Alla conclusione del progetto (Dicembre 2014) sono presenti nel database 558 varietà.

ENOLOGIA

VALORVITIS – Valorizzazione dei sottoprodotti della filiera vitivinicola per la produzione di composti ad alto valore aggiunto  

Il progetto ha sviluppato una tecnica per il recupero di alcuni sottoprodotti dei processi di vinificazione e distillazione (raspi, bucce d’uva, vinaccioli) per ridurne l’impatto ambientale e ottenere composti ad alto valore aggiunto. I risultati sono i seguenti:

  • relativamente alla valorizzazione dei raspi, sono stati messi a punto processi di frazionamento lignocellulosico per il recupero di antiossidanti, zuccheri fermentescibili e cellulosa. Dalle bucce di vinacce sono state ottenute sia farine per l’impiego diretto in alimenti, sia estratti ricchi in composti polifenolici antiossidanti. Le farine ottenute da diverse cultivar, sia nere sia bianche, sono state utilizzate con successo per ottenere diversi prodotti (formaggi, yogurt, pane, puree di frutta) arricchiti con un elevato contenuto in fibra e che hanno avuto riscontri sensoriali positivi in prove di assaggio sui consumatori;
  • estratti di bucce nere ricchi in polifenoli sono stati ottenuti mediante estrazione con etanolo e acqua e utilizzati nell’incapsulamento con diversi ingredienti e additivi alimentari, ottenendo formulazioni idonee all’impiego in diverse matrici alimentari (es. gelato, paste di frutta secca, biscotti, yogurt, succhi di frutta). Gli estratti polifenolici hanno anche mostrato una spiccata attività antiglicante che li rendono adatti allo sviluppo di ingredienti o nutraceutici naturali utili alla prevenzione delle complicanze del diabete;
  • l’utilizzo di anidride carbonica in fase supercritica per l’estrazione di olio di vinaccioli ha permesso di ottenere rese in olio paragonabili a quelle dell’estrazione con solvente, preservandone maggiormente le caratteristiche nutrizionali. L’analisi di processo ha evidenziato che l’investimento per un impianto industriale di estrazione di olio di vinacciolo con CO2 supercritica sarebbe ammortizzato in circa 5 anni.

 

BIORAFFINERIA – Valorizzazione dei sottoprodotti e dei residui di vinificazione tramite estrazione e produzione di molecole ad alto valore aggiunto

La ricerca ha applicato il concetto di bioraffineria al settore vinicolo per la prima volta in Italia, recuperando la gran quantità di sottoprodotti disponibili a seguito del processo di vinificazione. Le ricerche hanno indagato come trasformare la biomassa – raspi, bucce e vinaccioli – in un’ampia gamma di bio-prodotti (alimenti, prodotti farmaceutici e cosmetici) e bioenergia (es. biocarburanti) ottenendo i seguenti risultati:

  • il concreto recupero dei sottoprodotti e l’estrazione di molecole bioattive attraverso tecnologie verdi a basso impatto ambientale, da cui è emersa la possibilità di utilizzare parte degli estratti come integratori alimentari e come antiossidanti nell’industria alimentare e farmaceutica. Dal punto di vista della salute, i risultati degli studi lasciano ipotizzare la possibilità che alcuni sottoprodotti possano risultare preventivi nei confronti delle patologie associate all’invecchiamento e quindi utilizzati nella prevenzione delle malattie cronico-degenerative;
  • la possibilità di utilizzare i sottoprodotti a fini energetici attraverso la creazione e messa a punto di reattori bioelettrochimici per la produzione di energia e di reattori per la produzione di bioidrogeno per il trattamento di acque di scarto derivanti dal processo di vinificazione;
  • l’utilizzo delle biomolecole ottenute dai sottoprodotti per la produzione di bioplastiche.

TRACCIABILITA’ GEOGRAFICA – Nuove tecnologie analitiche per la tracciabilità geografica e varietale dei prodotti enologici

Il progetto ha sviluppato e realizzato un modello di tracciabilità geografica e/o varietale, in grado di collegare un prodotto agroalimentare al territorio di produzione, garantendone la sua autenticità di provenienza attraverso la certificazione. Gli studi hanno preso in esame le filiere dei Lambruschi modenesi DOP e dello spumante Trentodoc. I risultati sono stati ottenuti grazie a innovativi approcci metodologici basati sull’utilizzo della statistica per la selezione dei campioni da sottoporre a prova, su specifiche tecniche analitiche per la tracciabilità geografica e sull’identificazione varietale supportata anche dall’impiego di tecniche genomiche. Questi aspetti hanno caratterizzato il progetto come punto di riferimento a livello nazionale e sovranazionale per l’innovazione, per l’estensione territoriale in relazione al numero di campioni analizzati.

Settore ZOOTECNICO

SEESPIG – Validazione di soluzioni territoriali e tecnologiche per la sostenibilità ambientale e la riduzione dei costi di gestione degli effluenti negli allevamenti di suini delle regioni del bacino padano-veneto

Le ricerche hanno fornito indicazioni utili per l’introduzione nelle aziende zootecniche di soluzioni migliorative per la gestione degli effluenti, quali la separazione meccanica della fase solida da quella liquida anche con l’uso di additivi, il compostaggio delle frazioni solide, il trattamento con microalghe, la fitodepurazione, la digestione anaerobica, la sostenibilità delle coperture delle vasche di stoccaggio, la denitrificazione Anammox, l’efficienza dell’utilizzo agronomico dell’azoto da effluenti.
E’ stato realizzato un software (Sistema di Supporto alle Decisioni) che consente di fornire soluzioni ottimali per la gestione degli effluenti in una singola azienda o gruppo di aziende. Sono state definite soluzioni operative e tecniche da proporre alle aziende agricole e che permettono di individuare le migliori soluzioni di gestione consortile degli effluenti minimizzando i costi e le emissioni di gas verso l’ambiente, raggiungendo la conformità rispetto alle normative vigenti. Il software SEESPIG è liberamente utilizzabile on-line (https://costruzionirurali.unimi.it/gezoo/ ) e non richiede esperienza specifica nel settore. I destinatari sono i tecnici e gli allevatori, che in questo modo possono individuare ed effettuare interventi mirati al raggiungimento degli obiettivi ambientali nella loro azienda senza incidere negativamente sul reddito aziendale.

HEPIGET – Ricerca avanzata in genomica e nelle tecnologie di processo per la filiera del suino pesante

Il progetto ha puntato a nuove conoscenze, innovazioni e applicazioni pratiche in alcuni settori critici all’interno della filiera suinicola italiana. In particolare:

  • sono stati identificati i geni della resistenza alla Sindrome Riproduttiva e Respiratoria Suina (PRRS). Questa scoperta potrà essere utilizzata per la selezione di razze e linee genetiche resistenti e/o tolleranti alla malattia. Metodi innovativi di genomica hanno permesso di identificare i geni responsabili delle caratteristiche qualitative della carcassa al fine di selezionare razze con una migliore resa e di valutare la variabilità della qualità della carcassa e della coscia in relazione alla variabilità del DNA dei suini. I risultati di tali analisi sono preziosi per identificare i riproduttori da impiegare nei programmi di accoppiamento per la produzione di suini rispondenti ai requisiti qualitativi delle DOP.
  • sono stati definiti nuovi protocolli per la riduzione del sale nei prosciutti crudo e cotto senza alterarne le qualità nutrizionali ed organolettiche. I prosciutti a ridotto sale (-25% rispetto al prodotto di riferimento) hanno migliorato il profilo nutrizionale, sia per il sodio che per l’attività antiossidante.
  • riguardo al “difetto di vena” dei prosciutti, sono state individuate le specie che con maggiore probabilità ne sono la causa: Halanaerobium praevalens e Marinilactibacillus psichrotolerans sono gli unici, tra i microrganismi inoculati, in grado di svilupparsi in tutti i prosciutti e fino a concentrazioni riconducibili ad una possibile causa di alterazione per tutto il periodo di stagionatura.
  • infine, il progetto ha studiato i peptidi bioattivi e biofunzionali che originano dalla proteolisi e successiva digestione dei prosciutti stagionati: il prosciutto crudo è una fonte di peptidi bioattivi che si liberano durante la digestione gastrointestinale e, in vitro, hanno mostrato attività antiipertensiva e antiossidante.

FILIERA VERDE DEL SUINO – Compatibilità ambientale e benessere animale nella filiera del suino per migliorare la redditività e garantire la sostenibilità  

Il progetto ha dimostrato, con numerose prove sperimentali e indagini sul campo, come ridurre l’impatto ambientale degli allevamenti suinicoli con una formulazione bilanciata delle diete, pur mantenendo inalterata la produttività e la redditività. Ad esempio, diminuendo le proteine totali e con aggiunta di singoli aminoacidi è possibile ridurre del 30%-40% l’eliminazione (con feci e urine) di azoto, fosforo e zinco, riducendo così fortemente fenomeni ambientalmente negativi come l’inquinamento dell’acqua del sottosuolo con nitrati, dell’aria con ammoniaca, del suolo e delle acque superficiali con fosforo e zinco. Dalle prove è anche emerso il tipo genetico di suino più adatto per la produzione del prosciutto crudo DOP.

Sul fronte del benessere animale, sono stati individuati i materiali più adatti per stimolare il comportamento di gioco e la curiosità degli animali: i materiali legnosi, soprattutto se sospesi a catena, si sono dimostrati i migliori per soddisfare la motivazione a esplorare dei suini.

AGER-prima edizione: principali risultati ottenuti dai 5 progetti di trasferimento tecnologico

I progetti hanno avuto la finalità di promuovere e trasferire al mondo produttivo le tecnologie innovative messe a punto dalle ricerche sostenute nella prima edizione di AGER.

FILIERA GRANO TT – Costruzione di un prototipo per l’ottimizzazione della concimazione azotata a rateo variabile del grano duro in funzione di previsioni climatiche di medio periodo

È stato messo a punto un software-prototipo da applicare sulle trattrici che ottimizza la concimazione azotata del grano duro utilizzando le informazioni provenienti da sensori ottici che percepiscono le necessità nutrizionali della coltura e integrano le informazioni provenienti da modelli predittivi della resa e qualità della granella con modelli di previsione climatica a due/tre mesi. I risparmi di azoto sono quantificabili oltre il 25%, con positivi impatti economici e ambientali. I grani concimati adottando le indicazioni del software sono stati sottoposti ad analisi qualitative e hanno dimostrato buone proprietà tecnologiche, nutrizionali e salutistiche, perfettamente adatte per la produzione di pasta “low-nitrogen” gradita dal consumatore.

Sul canale Youtube di AGER è disponibile il video realizzato al termine del progetto https://www.youtube.com/watch?v=uQiduuxYgDY&t=19s

ProSuIT – Tecnologia a favore della suinicoltura italiana  

Il progetto ha testato una strumentazione innovativa, HAM-InspectorTM, in tre prosciuttifici aderenti al Consorzio del Prosciutto di Parma DOP e in un prosciuttificio aderente al Consorzio del Prosciutto di San Daniele DOP. Lo strumento, frutto del progetto HEPIGET, misura la quantità di sale assorbita da ogni coscia, in modo da ottimizzare la salagione, riducendola anche del 25% senza perdere in qualità gustativa, né in produzione. HAM-InspectorTM permette di raccogliere una serie di dati sulle cosce prima della salagione, determinandone peso, contenuto di magro e di grasso del prosciutto fresco e, successivamente alla salagione, la quantità di sale assorbito. Questi dati permettono di selezionare i suini che hanno una predisposizione genetica a sviluppare le cosce migliori e idonee per la filiera del prosciutto DOP. Inoltre, progetto ha confermato che il processo di stagionatura dei prosciutti DOP sviluppa particolari peptidi con funzioni nutraceutiche e in grado di svolgere un’attività biologica potenzialmente capace di inibire l’incremento della pressione arteriosa.

GEZOO – Migliorare la gestione degli effluenti in pratica: utilizzo del software SEESPIG nelle imprese zootecniche

Il progetto SEESPIG ha realizzato un software di supporto alle decisioni liberamente utilizzabile on line (https://costruzionirurali.unimi.it/gezoo/ ) in grado di ottimizzare la gestione degli effluenti zootecnici. Grazie al progetto GEZOO, il software è stato messo a disposizione di un gruppo di 54 allevatori delle regioni Piemonte, Friuli-Venezia Giulia e Veneto ed ha fornito risposte mirate alle singole esigenze aziendali integrando diverse informazioni che riguardano gli aspetti normativi, le caratteristiche chimico-fisiche dell’effluente, gli aspetti economici e i piani colturali. Il software permette anche di simulare scenari alternativi di gestione e utilizzazione agronomica dei reflui zootecnici, volti a migliorare la gestione ambientale limitando la percolazione nelle acque di falda e la dispersione in atmosfera.

Un documentario divulgativo è disponibile al seguente link https://www.labordocuweb.it/gezoo/ e riassume le indicazioni e i risultati emersi nel corso dell’attività grazie alle testimonianze dirette di allevatori, tecnici e ricercatori.

VALORVITIS 2.0

È stata messa a punto una nuova tecnologia, frutto delle ricerche di VALORVITIS, per ottenere farine di buccia di vinaccia “micronizzata” da utilizzare nella produzione di nuovi alimenti funzionali e a basso indice glicemico, in particolare pasta, prodotti da forno, succhi di frutta, prodotti lattiero-caseari. Al fine di comprendere l’interesse dei consumatori nei confronti di tali prodotti è stata messa a punto un’indagine specifica, che ha dimostrato l’apertura verso i nuovi alimenti funzionali. Sono stati realizzati due studi di fattibilità: uno relativo alla produzione su scala artigianale e industriale di farine alimentari da sottoprodotti dell’industria viti‐vinicola e un secondo che riguarda la realizzazione di un impianto in grado di ottenere olio di vinacciolo estratto con CO2 supercritica. Infine, sono state redatte specifiche linee guida per la produzione ed impiego ad uso alimentare della farina di buccia di vinaccia micronizzata.

Un video illustrativo dell’attività realizzata è disponibile al seguente link https://www.youtube.com/watch?v=AB0qW9qwwv4

BIOVALE

Il progetto ha testato tre tecnologie innovative, studiate nel progetto BIORAFFINERIA, per il riutilizzo dei sottoprodotti della vinificazione. È stata perfezionata con successo una modalità di estrazione con CO2 supercritica applicata alle vinacce per il recupero di molecole ad alto valore aggiunto (polifenoli) senza uso di solventi chimici da impiegare in settori industriali diversi (alimentare, cosmetico, farmaceutico). Lo studio ha permesso di analizzare e stimare i costi di un impianto di estrazione su scala industriale. Inoltre, il progetto ha perfezionato la realizzazione di una “cella microbica” in grado di riutilizzare le fecce e le acque residue di lavorazione delle cantine vitivinicole per la produzione di energia elettrica e di idrogeno. Un processo che ha dimostrato la sua validità se applicato anche negli oleifici. Infine, è stata affinata una nuova tecnologia per la produzione di bioplastiche attraverso il riutilizzo delle vinacce.

Ulteriori informazioni sono disponibili nel servizio andato in onda nel 2018 su RaiUno nella trasmissione “Linea Verde” e disponibile al seguente link https://www.youtube.com/watch?v=2jQ1JoSXXBU

AGER- Seconda edizione: 11 progetti di ricerca sostenuti e attualmente in corso

Settore ACQUACOLTURA

4F – Fine Feed For Fish

La ricerca studia nuove formulazioni mangimistiche per spigola e trota che prevedono l’introduzione di acidi grassi, amminoacidi e sottoprodotti degli allevamenti avicoli e farine di insetti quali fonti proteiche alternative alle farine di pesce. Prove effettuate su trota e su spigola confermano che la farina di pesce può essere in tutto o in parte sostituita da diete addizionate con differenti forme e/o concentrazioni di aminoacidi. Al fine di valutare le performance produttive delle fonti proteiche alternative, sono state inoltre condotte prove pilota su trota mettendo a confronto diverse formulazioni mangimistiche che prevedevano l’integrazione della farina di pesce con farina di avicoli, farina di origine vegetale e farina di insetti (Hermetia illucens). Proprio le farine di insetti, dalle analisi dei costi eseguite dal progetto, parrebbero rappresentare il futuro della mangimistica in acquacoltura ma anche i test con farine di avicoli si sono dimostrati molto positivi. Sono in corso le valutazioni della sostenibilità ambientale (EMAS) sulle acque di allevamento e di scarico, con analisi di qualità del pesce allevato dal punto di vista proteico e lipidico. Sono state inoltre condotte prove preliminari per la messa a punto della metodologia di analisi LCA sui mangimi (perché considerati l’elemento più critico dell’intera filiera) e il progetto sta approfondendo l’analisi di nuovi contaminanti, quali micro e nano plastiche presenti in ambiente di allevamento e nei mangimi commerciali, comprese le nuove formulazioni oggetto di studio.

Infine, il progetto sta valutando l’adattamento nei nostri ambienti di un ceppo di trota geneticamente selezionato negli USA che si alimenta solo con mangimi vegetali. Questo rappresenta un grande avanzamento nell’ambito della sostenibilità della produzione dell’acquacoltura nazionale poiché queste trote sono in grado di offrire ottime performance produttive e qualitative.

SUSHIN – SUstainable fiSH feeds innovative INgredients   

Il progetto sta studiando alcune fonti alternative alle proteine provenienti dalle farine e oli di pesce per l’alimentazione di orata, spigola e trota ed in particolare: microalghe, farine di insetti, gambero rosso della Louisiana e farine avicole. Interessante è l’utilizzo della farina di gambero della Louisiana, specie aliena ed invasiva dei nostri fiumi. In particolare, il processo messo a punto dal progetto prevede la cattura dei gamberi nel Parco Nazionale del Circeo, limitando l’espansione di questa specie dannosa nelle zone soggette a vincoli ambientali e la loro trasformazione in farine da includere nella dieta dei pesci allevati. Nel complesso gli ingredienti innovativi sono risultati, con alcune limitate eccezioni, altamente digeribili sia nella trota che nella spigola: le prime prove di alimentazione con farine di scarti avicoli e con farine di insetti sembrano migliorare le performances zootecniche degli animali allevati (in particolare su trota). Ai fini delle analisi sui pesci allevati, il progetto ha implementato la tecnica spettroscopica FT-IR, che rappresenta un approccio innovativo per lo studio del tratto intestinale dei pesci ai fini di valutare l’effetto delle diete innovative. Il progetto sta inoltre realizzando l’analisi del ciclo di vita (LCA) degli ingredienti e delle diete innovative, finalizzata alla definizione di linee guida per una maggiore sostenibilità dell’industria mangimistica e delle produzioni dell’acquacoltura. I primi risultati sono molto incoraggianti, anche se, con particolare riferimento alla farina di gambero rosso della Louisiana e nonostante la forte spinta innovativa per l’utilizzo di tale farina, la produzione risulta essere ancora poco sostenibile. Questo risultato può essere spiegato proprio in considerazione del livello di industrializzazione del processo, ancora sperimentale.

Infine, il progetto ha analizzato il comportamento del consumatore, al fine di comprenderne l’atteggiamento nei confronti dei nuovi ingredienti, soprattutto le farine di insetto, e studiare strategie per favorire la diffusione di tali innovazioni.

Settore FILIERA OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA

S.O.S. – Sustainability of the Olive oil System

La ricerca intende creare un percorso verso la sostenibilità della produzione olivicola nazionale di qualità, a partire dallo studio di alcune cultivar minori italiane e dalla messa a punto di nuove tecnologie di estrazione green che migliorano la qualità dell’olio senza impatti ambientali (utilizzo di carbonato di calcio come coadiuvante nell’estrazione e sistema di molitura a basso impatto ossidativo). Inoltre, sono stati studiati nuovi packaging di minore impatto ambientale (con utilizzo di bioplastiche) in grado di mantenere inalterate (o migliorare) le principali proprietà chimico-fisiche necessarie per il mantenimento qualitativo dell’olio nel tempo, allungandone la shelf-life. È stato messo a punto un metodo per l’estrazione di polifenoli dalle foglie di olivo, ottenendo molecole funzionali con effetti benefici (antiossidanti) utilizzabili in ambito farmacologico e biomedico, per uso alimentare nei prodotti da forno e come conservanti naturali negli alimenti. Sono attualmente in corso studi sui processi di produzione e analisi delle caratteristiche degli alimenti funzionali e sull’incapsulamento di tali estratti fenolici. Sono stati definiti nuovi metodi analitici a basso impatto ambientale, già applicabili, per valutare la qualità dell’olio extravergine di oliva “in loco” (ad esempio al frantoio), in particolare i composti fenolici. È stato definito un metodo DSC (Differential Scanning Calorimetry) per la valutazione rapida e a basso impatto della qualità dell’olio extravergine e un protocollo per determinare il grado di maturazione delle olive direttamente in campo attraverso uno smart device con tecnologia UV-NIR (in corso di brevettazione). È in corso la sperimentazione sul riutilizzo dei sottoprodotti della lavorazione a fini energetici.

Infine, per valutare le potenzialità di mercato del sistema olio di oliva e dei suoi sottoprodotti, si sta svolgendo un’indagine rivolta ai consumatori per conoscere la propensione e le determinanti di acquisto dell’olio e la predisposizione e la fiducia verso l’acquisto e il consumo di nuovi prodotti, compresi quelli addizionati di estratti ottenuti dai sottoprodotti dell’olivo.

VIOLIN – Valorizzazione dei prodotti Italiani derivanti dall’OLiva attraverso tecniche analitiche Innovative

La ricerca studia la messa a punto di nuove tecniche analitiche per riconoscere le caratteristiche degli oli DOP italiani e creare la prima banca dati finalizzata alla tracciabilità dell’olio. In particolare, sono state svolte analisi chemiometriche per stabilire le correlazioni tra i diversi gruppi di oli campionati (obiettivo 600 oli prodotti in Italia) e che costituiranno la base per la progettazione del database nazionale. Il database sarà costruito a partire dalla valutazione della qualità dell’olio attraverso metodologie innovative e, in particolare: analisi sensoriali con la tecnica del “nose-space analysis”; profilazione dei composti volatili e fingerprinting; analisi dei composti inorganici, che sembra possano identificare le diverse provenienze geografiche degli oli, rendendo fattibile un sistema di tracciabilità a tutela di frodi e contraffazioni. A questo proposito, il progetto ha messo a punto Iknife, una nuova strumentazione in grado di fornire indicazioni sulla qualità degli oli e sulla loro provenienza.

Inoltre, è stato ottimizzato un protocollo per l’estrazione dei polifenoli e studiata la loro attività antiinfiammatoria, contro il cancro del colon retto (i primi risultati preliminari sono estremamente positivi) e contro diversi batteri che colpiscono le piante coltivate. Le ricerche hanno messo a punto un device semplice e poco costoso per condurre analisi preliminari di qualità dell’olio senza ricorrere al laboratorio e che permette di quantificare i polifenoli totali presenti nell’olio extravergine. Tra le attività è previsto il recupero dei sottoprodotti della trasformazione, studiando modalità e metodi di estrazione di composti ad alta attività biologica da riutilizzare in cosmetica, farmaceutica e nutraceutica (integratori alimentari).

Il progetto prevede infine specifiche azioni di educazione al consumo, realizzando una “etichetta digitale” accessibile attraverso un’applicazione (utilizzabile su smartphone) che informa sulle caratteristiche compositive degli oli di oliva DOP e IGP e sui benefici correlati ai composti nutraceutici che questi oli contengono.

COMPETiTiVE – Claims of Olive oil to iMProvE The market ValuE of the product

Il progetto ha analizzato come gli health claims possono influenzare positivamente il comportamento di acquisto dei consumatori e il ruolo che hanno per comunicare gli effetti benefici dell’olio sulla salute. È stato studiato un metodo innovativo di idrolisi acida per la misura dei polifenoli presenti nell’olio, con lo scopo di riportare queste informazioni negli health claim, stimando che circa il 30%-40% della produzione olearia pugliese possa ambire all’etichettatura salutistica. Le attività hanno anche riguardato la valutazione della permanenza della validità dei claims durante la vita commerciale dell’olio, soprattutto con riferimento all’evoluzione dei biofenoli. Queste analisi hanno lo scopo di validare il modello matematico predittivo messo a punto dal progetto e permettere lo sviluppo di un software online che sarà messo a disposizione di olivicoltori e frantoiani per comprendere meglio le caratteristiche dei loro prodotti e migliorarne la competitività. Il progetto sta anche studiando come valorizzare la funzione “extra-fiscale” delle imposte, orientando le abitudini al consumo per migliorare le condizioni di salute dei cittadini (defiscalizzazione degli alimenti salutistici).

Tra le innovazioni di processo testate, il progetto ha messo a punto con successo tecniche di estrazione tramite ultrasuoni nonché tecniche innovative in-mill (pascalizzazione) per la stabilizzazione dell’olio dopo l’estrazione per garantire nel tempo le proprietà nutrizionali e sensoriali del prodotto. Le analisi hanno riguardato anche il mantenimento delle qualità in oli prodotti da olive attaccate dalla mosca olearia tramite trattamento di stabilizzazione e analisi sulla torbidità dell’olio, per comprendere come questa caratteristica ne influenzi la conservabilità. Con riferimento ai polifenoli, sono in corso test per valutare eventuali effetti benefici sulla salute ed in particolare nella prevenzione dei tumori del colon e del fegato, nel controllo del diabete e dell’ipercolesterolemia. Le prime analisi su cellule del colon e del fegato hanno mostrato significativi effetti antiossidanti dei polifenoli estratti dagli oli toscani e pugliesi, con alcune differenze in funzione della tecnologia di estrazione (ultrasuoni). Gli studi inoltre hanno evidenziato un’azione positiva dell’olio sul pancreas endocrino, seppure siano necessarie ulteriori analisi per poter confermare gli effetti benefici sulla salute.

Settore AGRICOLTURA DI MONTAGNA

iGRAL – Innovative beef cattle Grazing systems for the Restoration of Abandoned Lands in the Alpine and Mediterranean mountains

Il progetto intende contribuire al processo di recupero e valorizzazione di territori marginali, ripristinando i prati permanenti attraverso sistemi di allevamento al pascolo di bovini da carne delle razze rustiche Highland e Sarda. Il ripristino delle aree, localizzate nelle Alpi piemontesi e nelle zone montuose della Sardegna, è stato favorito dall’impiego di integratori alimentari (sale zootecnico e blocchi di melasso) che attraggono i bovini su terreni ormai invasi da arbusti, alberi e altre specie indesiderate e favorendo il consumo di nuove specie vegetali e il recupero di tali aree. Il progetto, inoltre, ha studiato aspetti legati alla biodiversità animale e vegetale delle aree marginali, attraverso la mappatura delle specie erbacee ed arbustive più gradite agli animali e il monitoraggio delle comunità di formiche, per comprendere se questi insetti hanno una relazione competitiva con i grandi erbivori e il loro apporto nel favorire la dispersione di semi di piante importanti per la qualità dei pascoli. L’indagine del comportamento spaziale degli animali è stata effettuata grazie all’impiego di dispositivi di tracciamento GPS, che definiscono un recinto virtuale che può essere controllato in ogni momento dall’allevatore e dai ricercatori e che permette di avvisare l’allevatore in caso di sconfinamenti. Se i risultati confermeranno le aspettative, gli allevamenti di montagna avranno a disposizione uno strumento dal costo relativamente contenuto (circa 120 euro per capo) per ridurre il rischio di perdere gli animali o di sconfinare su terreni altrui. Inoltre, il sistema potrà essere utilizzato ai fini della tracciabilità, assicurando al consumatore la provenienza della carne acquistata e informarlo relativamente ai foraggi che hanno costituito la dieta dei bovini al pascolo.

IALS – Integrated Alpine Livestock Systems: from ecosystem services to premium mountain products

La ricerca studia le proprietà funzionali di latte e formaggio di montagna prodotti nella Val d’Ossola (provincia del Verbano-Cusio-Ossola) e misura il valore dei servizi ecosistemici forniti dall’agricoltura montana. Il progetto ha dimostrato che l’alimentazione al pascolo basata sul consumo di erba fresca comporta notevoli vantaggi sia in relazione al benessere degli animali che alle caratteristiche nutrizionali e funzionali di latte e formaggi, arricchiti di componenti bioattivi in modo naturale ed economico e con un maggior contenuto di acidi grassi, con un impatto positivo sulla salute del consumatore. Il latte di montagna contiene un’ampia gamma di proteine che possono generare peptidi dotati di attività biologica come i biopeptidi ACE-inibitori per i quali è accertata un’attività antipertensiva.

Il progetto si è poi concentrato sulla valutazione della disponibilità dei consumatori a pagare per un formaggio tipico di montagna con diverse caratteristiche di produzione sostenibile, tra cui il marchio di “Prodotto di Montagna”. I risultati confermano l’interesse degli intervistati per l’etichetta di “Prodotto di Montagna”, probabilmente per il rinnovato interesse dei consumatori per un processo produttivo rispettoso dell’ambiente e percependo il territorio montano come portatore di valori positivi. Attraverso indagini di mercato è stata rilevata la sensibilità dei giovani nei confronti del marchio “Prodotto di Montagna” e del benessere animale, suggerendo un target interessante a cui indirizzare strategie di marketing innovative.

IPCC MOUPA – Interdisciplinary Project for assessing current and expected Climate Change impacts on MOUntain PAstures

Il progetto sta studiando come i cambiamenti climatici stanno incidendo sulle aree a pascolo in montagna e come questo incide sulla zootecnica montana e sulle relative filiere. Le ricerche hanno messo a punto un modello in grado di ricostruire lo storico dei dati climatici di temperatura e piovosità, supplendo alla mancanza di reti meteorologiche di rilevamento locali. A questo proposito è stato realizzato un dataset per leggere e interpretare i cambiamenti climatici in corso e attualmente applicabile alle regioni Piemonte, Valle d’ Aosta, Lombardia e Trentino Alto Adige. I primi risultati confermano un incremento di temperatura di ben 3 gradi centigradi, con un impatto negativo sui ghiacciai, in particolare dello Stelvio. Il progetto si è poi concentrato sull’incidenza della radiazione solare nel ghiacciaio di Forni, uno dei più grandi e importanti delle nostre Alpi, che ha subito un notevole regresso, con ripercussioni negative sull’approvvigionamento idrico delle aree a valle, tra cui le attività agricole. Si stanno studiando le tecniche satellitari per stimare la durata dei periodi dell’anno in cui il suolo è coperto dalla neve e che stanno permettendo di ricostruire nel tempo le serie storiche di copertura nevosa, l’evoluzione del manto e le sue relazioni con le variabili meteorologiche. Inoltre, il progetto ha studiato la composizione dei pascoli di alcune aree di studio (Orvielle – Val d’Aosta e Val Dosdè – Valtellina) mettendo a punto un modello di simulazione di crescita delle praterie che aiuta a capire come le conseguenze del cambiamento climatico potranno incidere sull’approvvigionamento di foraggio, prevedendo i futuri scenari. Al fine di mettere a punto soluzioni di adattamento per mitigare le conseguenze economiche dei cambiamenti climatici, il progetto sta realizzando specifiche analisi socioeconomiche che, oltre a raccogliere dati riferiti alla struttura aziendale, indaga la percezione del mondo agricolo rispetto a tali cambiamenti.

Settore PRODOTTI LATTIERO-CASEARI

CANESTRUM CASEI – Sviluppo di un modello di sinergie finalizzato a Qualificare e Valorizzare I Formaggi Storici Naturali del Meridione di Italia nelle Regioni Sicilia, Sardegna, Basilicata, Puglia, Calabria e Campania

Il progetto vuole valorizzare 15 formaggi (ovini, caprini e bovini) tradizionali prodotti in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia poco conosciuti al di fuori del ristretto ambito territoriale di produzione. Analisi di laboratorio hanno determinato le caratteristiche qualitative, nutrizionali e sensoriali da riportare sull’etichetta nutrizionale di ogni formaggio, rendendole visibili e apprezzabili per i consumatori. Le ricerche hanno individuato specifici bio-marcatori in grado di correlare la qualità dei formaggi con l’alimentazione degli animali e che potrebbero essere utilizzati per certificare i formaggi ottenuti dal latte di allevamenti al pascolo. Il progetto, inoltre, si è concentrato sull’analisi dei gruppi microbici associati alle assi di legno su cui stagionano i formaggi, rilevando l’assenza di batteri responsabili delle principali tossinfezioni alimentari e confermando la capacità dei biofilm che ricoprono il legno di influenzare positivamente lo sviluppo della microflora lattica. È stata messa a punto una modalità di raccolta di dati e informazioni che ha permesso di migliorare il processo di trasformazione, eliminando i principali difetti dei formaggi e le cause che li generano, con un conseguente innalzamento della qualità, in linea con le richieste del mercato.

È stata svolta una prima analisi dei punti di forza e di debolezza del marketing lattiero-caseario dei prodotti di nicchia e sono in corso test di neuromarketing sui consumatori, che porteranno alla stesura di piani di comunicazione e di strategie per valorizzare prodotti agricoli poco conosciuti. Grazie al progetto, infine, si stanno aprendo nuovi canali commerciali con la GDO ed è stato redatto un protocollo d’intesa con una catena di negozi specializzati della Sicilia per accorciare la filiera e sviluppare una rete che mette direttamente in contatto i punti vendita con i produttori che, grazie agli stimoli del progetto, si sono organizzati in gruppi per concentrare l’offerta.

FARM INN – Farm level interventions supporting dairy industry innovation 

Le ricerche puntano al miglioramento della qualità e della sicurezza alimentare del latte e del formaggio, nonché a fornire nuove evidenze scientifiche su specifiche proprietà salutistiche che supportino una maggiore valorizzazione e diversificazione dei prodotti. Sono stati analizzati gli effetti delle due varianti di beta caseina (A1 e A2) sulla produzione casearia e sulle proprietà funzionali di latte e formaggi (mozzarella e tipo grana) in due differenti stagioni. Le indagini hanno confermato le informazioni presenti in letteratura in merito all’attitudine casearia del latte in relazione alle diverse varianti genetiche delle caseine: il latte A2 ha tempi di coagulazione e di rassodamento inferiori rispetto ai valori ottenuti per il latte A1 e, contemporaneamente, una consistenza finale del coagulo maggiore.

Sono ancora in corso le analisi per valutare l’impiego di diversi additivi nelle diete delle bovine da latte per ridurre gli effetti negativi delle micotossine sulla loro salute, per salvaguardare la produzione di latte e nel contempo ridurre la contaminazione da clostridi patogeni responsabili di difetti di gonfiore tardivo nei formaggi.

Sono stati definiti nuovi metodi di analisi per la caratterizzazione della composizione del formaggio, presenza di micotossine, spore di clostridi e microbioma.

È stato valutato l’impatto ambientale della produzione di latte con le diverse varianti della beta-caseina attraverso la Life Cycle Assessement (LCA) per quantificare gli impatti potenziali associati ad un prodotto o un processo lungo l’intero ciclo di vita. Gli impatti studiati hanno riguardato: emissione gas climalteranti, tossicità umana, ecotossicità acque dolci e acque marine, ecotossicità terrestre, ossidazione fotochimica, acidificazione, eutrofizzazione. Lo scenario che ha mostrato i risultati migliori per tutte le categorie di impatto ambientale è stato quello della variante A2.

INNOVAMILK – INNOVAtions in italian dairy industry for the enhancement of farm sustainability, MILK technological traits and cheese quality 

Il progetto sta studiando una serie di miglioramenti da apportare alle filiere di cinque produzioni casearie DOP: Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Casatella e Pecorino. Riguardo all’alimentazione delle pecore (razza Sarda), il progetto ha valutato l’utilizzo di diverse tipologie di foraggi conservati con buoni risultati in termine di produzione di latte. Anche le farine ottenute dai derivati della lavorazione del cardo, in parziale sostituzione della farina di soia e del loietto disidratato, non hanno influenzato negativamente la produzione di latte.

Il progetto ha implementato specifici modelli di predizione delle caratteristiche tecnologiche del latte di bovini e ovini basati sulla tecnologia del medio infrarosso (Mid-Infrared Sepctroscopy – MIRS) e che, grazie ad analisi di laboratorio a basso costo, permettono di migliorare il processo di caseificazione, aumentando rese e qualità. È in corso la messa a punto di modelli basati sulla tecnologia del vicino infrarosso (Near Infrared Spectroscopy – NIRS) per la predizione delle caratteristiche nutrizionali dei formaggi. Sempre in tema di analisi, il progetto ha individuato nuove tecniche per consentire a tutti gli operatori della filiera il monitoraggio del contenuto di acidi grassi nel latte, funzionale per conoscere lo stato sanitario dei bovini e quale indice di sostenibilità ambientale dell’allevamento.

Sul fronte dell’alimentazione, sono state messe a punto tecniche agronomiche per l’autoproduzione aziendale di foraggi di qualità che meglio si adattano all’apparato digerente dei ruminanti, fornendo produzioni di latte più elevate, più economiche e soprattutto più sostenibili ambientalmente.

Infine, il progetto si è concentrato sulla messa a punto di un nuovo sistema per il controllo non distruttivo dell’idoneità delle confezioni alimentari sigillate usate nel settore lattiero caseario.