PERUGIA – Oltre 20 miliardi di euro erogati a sostegno di iniziative in vari campi di interesse collettivo.  A tanto ammontano le risorse che le 88 Fondazioni di origine bancaria diffuse su tutto il territorio nazionale hanno stanziato tra il 2000 e il 2016.

I dati sono emersi nel corso del convegno “Un immenso bene italiano: le Fondazioni di origine bancaria 25 anni dopo”, organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia nel capoluogo umbro per celebrare un quarto di secolo dell’attività di tali Enti che, fortemente radicati nei propri territori, sono uniti dall’obbiettivo comune di sostenere lo sviluppo sociale, culturale ed economico del Paese.

La Fondazione perugina dal 1992 ad oggi ha erogato risorse per oltre 230 milioni di euro. In linea con il trend nazionale la parte più consistente delle risorse è andata all’Arte (88 milioni di euro), seguita da Salute pubblica (40milioni), Educazione, istruzione e formazione e Ricerca scientifica e tecnologica, entrambe intorno ai 29 milioni, dallo Sviluppo locale con 24,5 milioni e, ancora, dall’Assistenza agli anziani e dal Volontariato, per i quali complessivamente sono stati investiti circa 17 milioni di euro.

L’iniziativa, che si è svolta in una sessione mattutina e una pomeridiana, è stata un importante momento di confronto al quale hanno partecipato, tra gli altri, alcuni tra i massimi esperti del mondo delle Fondazioni di origine bancaria, come il Giudice della Corte Costituzionale Giuliano Amato “padre” della Legge del 1990 che le ha istituite, il Presidente Acri – Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa Giuseppe Guzzetti e il Vicepresidente di Cassa Depositi e Prestiti Mario Nuzzo. Per la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, organizzatrice del convegno, sono intervenuti il Presidente Giampiero Bianconi, il Vicepresidente Cristina Colaiacovo e il Presidente Onorario Carlo Colaiacovo.

Partendo da un focus sull’evoluzione normativa, il convegno è stata un’occasione per tracciare un bilancio delle attività svolte in favore dei vari settori, tenendo conto della crisi economico-finanziaria che inevitabilmente ha condizionato le politiche e le attività intraprese dalle Fondazioni, soggetti non profit, privati e autonomi, nati all’inizio degli anni Novanta con la cosiddetta legge Amato (n. 218 del 30 luglio 1990), che portò alla privatizzazione delle Casse di Risparmio e delle Banche del Monte.

In base ai Bilanci chiusi al 31 dicembre 2015 il patrimonio contabile delle Fondazioni di origine bancaria ammonta a 40,8 miliardi di euro e costituisce circa l’84% del totale di bilancio, che assomma a 48,6 miliardi di euro. Il totale attivo, pari a 48,6 miliardi di euro, è costituito per circa il 95% da attività finanziarie, mentre le immobilizzazioni materiali e immateriali rappresentano solo il 4%.

I settori di intervento

Secondo i dati dell’ultimo rapporto Acri tra i 21 settori di intervento disciplinati dalla legge, sono 7 quelli su cui si è concentrata la maggior parte delle erogazioni. Al primo posto il settore Arte, attività e beni culturali, con 280,1 milioni di euro, pari al 29,9% del totale; al secondo quello dell’Assistenza sociale con 138,2 milioni di euro, il 14,8% delle erogazioni, seguito da Volontariato, filantropia e beneficenza, che ha ricevuto un importo complessivo pari a 127,3 milioni (13,6%). Al quarto posto c’è il settore Ricerca e Sviluppo con 118,4 milioni (12,6%), seguito da Educazione, istruzione e formazione (113,5 milioni, 12,1%), dalla Salute pubblica (62,8 milioni, 6,7%) e dallo Sviluppo locale, che ha ricevuto 56,8 milioni, il 6,1% delle erogazioni.

Analizzando il trend delle erogazioni nel corso degli anni, pur nelle oscillazioni imposte dalla crisi si nota la tendenza a rafforzare le risorse destinate a settori come l’Assistenza sociale e il Volontariato, a testimoniare un crescente impegno alla tutela delle fasce più deboli della popolazione.

Nel campo dell’Assistenza sociale – ovvero il settore a cui afferiscono  gli interventi attraverso i quali le Fondazioni realizzano un’importante azione di potenziamento, qualificazione e integrazione del sistema di protezione sociale a disposizione dei cittadini nel territorio di riferimento – oltre ai contributi erogati, possono essere aggiunti anche gli investimenti patrimoniali nel campo dell’housing sociale, ovvero il programma di interventi messo in atto da molte Fondazioni che prevede l’offerta di alloggi, servizi, azioni e strumenti rivolti a coloro che non riescono a soddisfare sul mercato il proprio bisogno abitativo, sia per ragioni economiche che per l’assenza di un’offerta adeguata. Ad esempio, con l’obiettivo di ridurre il disagio abitativo la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia ha investito 6 milioni di euro in un Fondo immobiliare grazie al quale verranno realizzati nel territorio perugino 735 alloggi da destinare a canoni calmierati. L’investimento, per un valore complessivo stimato in 134 milioni di euro, è reso possibile grazie al coinvolgimento di Cassa depositi prestiti. Per quanto riguarda invece il maggior peso delle risorse destinate al Volontariato, uno dei principali risultati su scala nazionale è la costituzione della Fondazione con il Sud, soggetto filantropico che si occupa di realizzare un articolato programma di interventi nel Meridione per il rafforzamento delle infrastrutture sociali.

La distribuzione territoriale

Le Fondazioni di origine bancaria sono 88, diverse per origine, dimensione e operatività territoriale. Il loro ruolo è di promuovere lo sviluppo dei territori su cui insistono e sono radicate, ma anche dell’intero Paese; un ruolo che si esprime a due livelli: come enti erogatori di risorse filantropiche al non profit e agli enti locali, e come importanti investitori istituzionali. Le erogazioni destinate alla regione di appartenenza sono sempre in larga maggioranza (l’87,9% degli importi e il 94,5% del numero di iniziative); al Nord va il 71,3% delle risorse, al Centro il 22,3% e a Sud e Isole il 6,4%.

I beneficiari

I beneficiari delle erogazioni sono soggetti che perseguono finalità non lucrative di utilità sociale: dunque sono soggetti privati non profit – ad essi va il 68,4% degli importi erogati e il 70,6% del numero di interventi – o istituzioni pubbliche. Fra le categorie di beneficiari privati i più importanti sono le fondazioni (ovviamente non di origine bancaria) con il 34,4% degli importi.

L’evoluzione normativa

La legge Amato del 1990 portò alla separazione dell’attività creditizia da quella filantropica: la prima fu scorporata e attribuita alle Casse di Risparmio Spa e alle Banche del Monte Spa, ormai società profit, commerciali private; le attività finalizzate allo sviluppo sociale, culturale, civile ed economico rimasero invece proprie delle Fondazioni (dette di origine bancaria proprio perché nate in occasione della riforma del sistema bancario italiano). Queste raggiunsero la loro definitiva caratterizzazione sotto il profilo istituzionale e giuridico con la riforma Ciampi del 1998/1999, che portò al riconoscimento della loro natura giuridica privata, acclarata dalla Corte Costituzionale con le sentenze numero 300 e 301 del settembre 2003. Per rafforzare la difesa della propria responsabile autonomia e terzietà rispetto ai poteri politici ed economici, nell’aprile 2012 le Fondazioni si sono date una sorta di codice di riferimento volontario, ma vincolante, la Carta delle Fondazioni, che ha posto le basi per un processo di autoriforma il cui passaggio fondamentale è stato la firma, il 22 aprile 2015, di un Protocollo d’intesa fra l’Acri e il Ministero dell’Economia e delle Finanze; il testo impegna le Fondazioni aderenti all’Associazione a modificare i loro statuti per rafforzare la diversificazione degli investimenti, valorizzare la trasparenza delle erogazioni e disciplinare in termini più stringenti la governance.

Il Presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti

“In questi ultimi anni lo scenario in cui ci muoviamo è molto cambiato – ha detto Giuseppe Guzzetti, presidente di Acri -. I “rischi sociali” a cui il sistema del welfare oggi deve dare risposte sono l’invecchiamento della popolazione, la caduta della natalità, la crescita della partecipazione femminile al mercato del lavoro, l’impatto della “globalizzazione” sull’occupazione, la forte immigrazione e tanto altro. Si tratta di fattori che hanno tutti contribuito a cambiare significativamente le condizioni di rischio sociale. Inoltre, la crisi economico-finanziaria ha acuito la vulnerabilità e ha generato un impoverimento materiale e di prospettive di ampie fasce di popolazione – pensiamo al fenomeno delle nuove povertà, alla difficile condizione dei giovani e delle donne – ma ha anche determinato importanti conseguenze sul piano culturale e sociale, in quanto ha alimentato l’indebolimento dei legami e delle relazioni. Insomma, l’attuale sistema italiano del welfare è in difficoltà e l’unica risposta a questa crisi non può che essere collettiva. Le Fondazioni di origine bancaria sono un importante “valore aggiunto” per le loro comunità, perché lavorando insieme alle organizzazioni del volontariato e del terzo settore, agli enti locali, ad altri corpi intermedi della società come gli ordini professionali e le organizzazioni di rappresentanza collettiva, ma anche le imprese profit, che ormai cominciano ad essere attive nel sociale, sono un perno fondamentale per creare un vero e proprio welfare di comunità, capace di rispondere in maniera efficiente ed efficace alle sfide del cambiamento. Senza questa redistribuzione dell’impegno non credo possiamo pensare a un futuro sostenibile”.

Il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, Giampiero Bianconi

L’esperienza perugina si è caratterizzata per una grande attenzione riservata alla sfera sociale, con sanità, assistenza sociale, volontariato e terzo settore che hanno coperto ben il 26% delle erogazioni, per un ammontare di quasi 50 milioni di euro sul totale dei 230 milioni di euro distribuiti. Ma si può fare di più. Di fronte alle conseguenze negative causate dalla forte recessione del sistema economico, prime fra tutte la disoccupazione e la riduzione della capacità di spesa delle famiglie – ha commentato il Presidente Giampiero Bianconi – oggi le Fondazioni sono chiamate a rivolgere un’attenzione crescente alla sfera del sociale, col preciso obiettivo di offrire un sostegno a tutti coloro – giovani, famiglie e anziani – che si trovano a vivere situazioni di disagio economico o di povertà o che soffrono per situazioni legate al loro stato di salute. Questo vale a maggior ragione per il fatto che si è anche aggravata la situazione dei conti pubblici e si è ridotta la forza d’intervento della macchina pubblica. Le Fondazioni sono così sempre più chiamate ad un ruolo di integrazione e supplenza rispetto ad un settore pubblico che dispone di sempre meno risorse finanziarie. E’ evidente che con rendite decrescenti per i nostri capitali e a fronte di costi operativi che rimangono stabili o tendono a crescere, ciò comporta una maggiore selettività e razionalizzazione degli interventi e impone criteri di scelta che siano davvero rispondenti alle necessità del corpo sociale”.